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DISGRAFIA: cos'è e quando richiedere una valutazione

DISGRAFIA: cos'è e quando richiedere una valutazione
21 Marzo 2022

Andrea è un bambino che frequenta la scuola primaria, la sua calligrafia è spesso difficile da leggere per gli insegnanti e anche per il bambino stesso. Marco, invece, riesce a scrivere in maniera leggibile ma solo procedendo in modo molto lento e con grande dispendio di energie.
Entrambi i bambini sono affetti da disgrafia evolutiva.

Di cosa si tratta?

La legge 170 del 2010 riconosce la disgrafia evolutiva all’interno dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico (gli altri sono dislessia, disortografia e discalculia). Si tratta di difficoltà di apprendimento delle competenze strumentali di lettura, scrittura e calcolo, che si manifestano in alunni con adeguato livello cognitivo, senza deficit di natura neurologica e che hanno avuto adeguate opportunità di scolarizzazione.

La disgrafia, in particolare, è una severa difficoltà nella realizzazione motoria della scrittura a mano. Si sottolinea, cioè, la presenza di un deficit nelle componenti grafiche della scrittura a mano, con una tendenza a porre attenzione ai processi motori, visuo-spaziali e visuo-motori sottesi all’abilità grafo-motoria (Linea Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, pubblicata a gennaio 2022).

Perché è importante riconoscerla?

Nonostante la digitalizzazione stia prendendo sempre più piede anche all’interno dell’istituzione scolastica italiana, spinta anche dalla necessità di fare ricorso alla didattica a distanza, ad oggi i bambini e i ragazzi trascorrono ancora molto tempo in compiti di scrittura manuale. Per questo motivo scrivere molto male o in modo molto lento conduce a un notevole affaticamento e rende difficile utilizzare la scrittura come strumento efficace per prendere appunti o per comunicare idee.

Inoltre, quando il gesto grafico non è automatizzato, la scrittura manuale richiede un maggiore impiego di risorse cognitive e questo interferisce con gli altri compiti necessari per la scrittura. Per questo motivo si verifica un fenomeno noto come “writer effect”: studenti che hanno difficoltà grafiche producono anche testi meno corretti a livello ortografico e più poveri dal punto di vista espressivo.

Quali sono i segnali di allarme?

Il primo segnale di allarme facilmente osservabile riguarda la leggibilità degli scritti prodotti dallo studente. Non si parla in questo caso soltanto di “brutta calligrafia” ma di produzioni non leggibili da parte di diversi osservatori e, talvolta, dello studente stesso.

Un secondo segnale è relativo alla velocità di scrittura, pertanto costituiscono campanelli d’allarme tempi di lavoro eccessivi e compiti non terminati nei tempi previsti.

Ad un’analisi più approfondita, la scrittura disgrafica può manifestare alcuni indici caratteristici quali: difficoltà nel rispetto dei margini (ad esempio allineamento al margine sinistro non omogeneo o eccessivo), non adeguata spaziatura tra una parola e la successiva, lettere che si vanno a sovrapporre una all’altra (collisione), dimensione delle lettere non omogenea o non coerente (ad esempio lettere senza estensioni grandi come lettere con estensioni), collegamenti tra grafemi non adeguati nella scrittura in corsivo.

L’importanza di valutare la coordinazione motoria

I principali manuali diagnostici internazionali (DSM-V e ICD-10) riconoscono la disgrafia non tanto come disturbo isolato ma come un sintomo del disturbo della coordinazione motoria, che produce difficoltà nell’eseguire movimenti semplici o complessi in modo efficace.

Per questo motivo quando si osservano difficoltà nella scrittura è sempre consigliato allargare la valutazione includendo altre abilità fino motorie (uso di strumenti come forbici e righello, saper abbottonare e infilare, ecc) e le competenze motorie generali. In quest’ultima categoria rientrano abilità quali la capacità di acquisire schemi di movimento (ad esempio allacciare le stringhe), l’equilibrio e la capacità di interagire con oggetti in movimento (ad esempio lanciare e afferrare la palla).

Come avviene l’iter diagnostico?

Quando un insegnante o un genitore riconosce un possibile studente disgrafico può rivolgersi per una valutazione psicodiagnostica al servizio territoriale di competenza oppure a una delle equipe private accreditate alla prima certificazione di DSA.

Il percorso di valutazione include sempre un colloquio per raccogliere la storia clinica e scolastica del paziente e l’osservazione dei quaderni e del diario, per valutare quanto lo studente produce nel contesto scolastico. È possibile che ai genitori e agli insegnanti venga proposto di compilare dei questionari riguardanti lo studente, al fine di ottenere informazioni dettagliate in merito a diverse variabili (aspetti motori, attentivi, di apprendimento oltre a variabili emotivo-motivazionali).

Allo studente viene poi somministrato un protocollo di prove standardizzate, che riguardano non soltanto la scrittura ma anche gli altri apprendimenti (spesso, infatti, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento si presentano in comorbilità tra loro), il profilo neurologico e neuropsicologico (in particolare livello cognitivo, abilità visuo-spaziali, coordinazione motoria).

Le prove specifiche per la valutazione della grafia solitamente richiedono la copia di un testo e la misurazione della velocità di scrittura (intesa come numero di grafemi prodotti al minuto).

Gli specialisti coinvolti nella valutazione possono essere (a seconda dei casi) il medico (neuropsichiatra infantile), lo psicologo, il terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva e il logopedista.

La nuova Linea Guida sulla gestione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, pubblicata a gennaio 2022, auspica che in futuro possano essere sempre più integrati nella valutazione della disgrafia anche strumenti tecnologici quali la tavoletta grafica. Questo consentirà di misurare in modo più preciso la fluenza di scrittura (se la velocità del tratto grafico è uniforme o variabile e la presenza di pause) e il grado di pressione della penna sullo strumento.