Quanti bambini e ragazzi giocano a calcio in Italia? Quasi un milione sono tesserati, ma molti più lo amano e lo praticano appena hanno un po’ di tempo libero. “A scuola di calcio” è libro agile scritto per allenatori e genitori di giovani calciatori. Per tutti coloro che vedono gli occhi brillare nei bambini quando hanno una palla tra i piedi e la possono muovere e calciare. Il pallone accende emozioni e motivazioni per dare il massimo. Accende emozioni e passioni.

Il calcio stimola la crescita cognitiva, emotiva e relazionale

Il calcio giovanile può diventare un bellissimo spazio in cui gli allenatori possono stimolare la crescita cognitiva, emotiva e relazionale dei bambini. Negli spogliatoi i bambini devono imparare l’autogestione del proprio materiale, ricordarsi cosa portare al campo e a casa, pianificare cosa serve e come averlo pronto il giorno dell’allenamento e della partita. Lo spogliatoio può essere anche una palestra di vita per allenare le abilità relazionali con i pari con una mediazione molto limitata da parte degli adulti.

In campo i bambini possono apprendere numerose abilità cognitive perché il calcio è uno sport open skill: bisogna effettuare valutazioni visuo-spaziali e fisiche, prendere delle decisioni ed eseguire risposte in modo molto rapido. Il bambino in campo stimola le cosiddette Funzioni Esecutive, i processi mentali che servono a regolare i nostri comportamenti più complessi. In campo i bambini imparano ad inibire una risposta scorretta (come ad esempio calciare la palla se non si è nella posizione ottimale, oppure effettuare un passaggio al compagno in modo troppo frettoloso, “abboccare” ad una finta), in secondo luogo il calcio stimola la memoria di lavoro perché gli esercizi spesso richiedono di ricordare delle sequenza di azioni; infine il calcio permette di allenare la flessibilità cognitiva perché il bambino deve compiere delle azioni non prevedibili, sempre nuove per disorientare l’avversario.

Il calcio permette la crescita anche degli aspetti emotivi e relazionali perché la partita accende emozioni da gestire: ansia pre-partita e in generale il timore di sbagliare davanti ai compagni, allenatori o genitori, felicità per la vittoria, oppure frustrazione, tristezza o rabbia in caso di sconfitta o di errori. Tante emozioni molto veloci e intense che il bambino ha l’opportunità di riconoscere e gestire se opportunamente aiutati da genitori e allenatori. Il calcio è un gioco di squadra quindi si vince solo se si collabora in modo cooperativo, quindi stimola il lavoro in gruppo che rappresenta una delle soft skills più importanti del presente e del futuro.

L’allenatore è un educatore

L’allenatore può essere veramente un coach, ovvero una guida per il bambino per aiutarlo ad esprimere il meglio di sé in campo, e soprattutto fuori dal campo. L’allenatore consapevole dello sviluppo psicologico del bambino e del suo ruolo di guida fa la differenza negli anni più importanti della crescita dei ragazzi.
Se ci pensiamo, durante gli allenamenti o le partite i bambini ricevono spesso dei giudizi dall’allenatore “bravo, passala a lui! No, dai non fare così, la sbagli sempre!!…”. I giudizi degli allenatori hanno un enorme impatto sui bambini e contribuiscono a creare un’autostima e un’immagine di sé di un certo tipo. Un giudizio incoraggiante o un giudizio svilente incidono anche sulla motivazione ad eseguire una prestazione calcistica in un certo modo: il bambino che si sente incoraggiato a migliorare si impegnerà di più e darà il meglio di sé, quindi migliorerà anche le sue prestazioni sportive; un bambino umiliato non si attiverà per migliorare. Il calcio è uno spazio fantastico per aiutare i bambini ad esprimere le loro potenzialità, se gli allenatori e i genitori sanno dosare stimolazione e incoraggiamento. Lavorare sugli aspetti educativi e psicologici favorisce la crescita sportiva del bambino e a sua volta la prestazione calcistica valorizza anche sviluppo psicologico complessivo.

I genitori alleati dell’allenatore

Anche i genitori hanno un ruolo fondamentale, innanzitutto è importante che sappiano quale è il ruolo del calcio nella crescita del figlio: un’opportunità di crescita a 360° per diventare adulti con valori e competenze. Il genitore dovrebbe seguire e condividere le esperienze del figlio, accogliere le delusioni e supportarlo per aiutarlo a rialzarsi di fronte alle frustrazioni; incoraggiarlo per avere un approccio agonistico (“impegnati al massimo”) ma anche cooperativo (“si vince insieme”) per giocare con e per gli altri. Il genitore si relaziona anche con l’allenatore, dovrebbe comunicare in modo costruttivo, non lamentandosi se non fa giocare abbastanza il figlio, ma osservando se l’allenatore è anche educatore e comunicatore. Se questo non c’è, è compito del genitore cercare un’altra squadra in cui il bambino può fare un’esperienza costruttiva.

Educativo versus agonistico, una contrapposizione superata

Nel libro “A scuola di calcio” superiamo la vecchia contrapposizione tra gli obiettivi educativi e quelli sportivi. L’uno favorisce l’altro: un bambino che impara ad autoregolarsi è un bambino che sa stare bene in campo, sa cosa fare con il pallone e sa come muoversi tra i compagni e gli avversari. La novità è che ora sappiamo che questi apprendimenti si possono trasferire anche fuori dal campo. Ecco perché il calcio può essere un bellissimo strumento educativo. Gli studi di neuroscienze hanno dimostrato che i processi cognitivi sono alla base dei risultati sportivi, ma questi si possono raggiungere se c’è un lavoro che includa anche gli aspetti emotivi e motivazionali.

Tanti spunti pratici da sperimentare sul campo

Nel libro abbiamo dedicato uno spazio speciale agli allenatori che possono trovare spunti per proporre esercizi con la palla per stimolare le Funzioni Esecutive dei bambini in modo divertente e motivante.

Uno sport per tutti

Infine, abbiamo anche raccontato di come il calcio può essere un’attività per tutti i bambini e i ragazzi con Bisogni Educativi Speciali che possono trovare nel calcio uno strumento coinvolgente per realizzare progetti di inclusione sociale.
Un libro per appassionati di calcio e di bambini che si domandano come possono relazionarsi con i giovani in modo costruttivo e produttivo per la loro crescita sportiva ed umana.

Gian Marco Marzocchi
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