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Potenziamento per affrontare difficoltà di lettura e dislessia

Potenziamento per affrontare difficoltà di lettura e dislessia
30 Giugno 2017

Uno dei principali obiettivi del primo anno di scuola primaria è rappresentato dall’apprendimento di lettura e scrittura. Tutti i genitori aspettano impazienti il momento in cui il proprio figlio inizierà a leggere e a scrivere le prime parole. Tuttavia i bambini possono riscontrare delle fatiche nel processo di acquisizione di lettura e scrittura, difficoltà che talvolta potrebbero essere sintomo di dislessia. Esistono comunque strumenti e strategie per superare queste difficoltà, ma procediamo con gradualità: come si impara a leggere?

Generalmente i bambini arrivano alla scuola primaria con alcune conoscenze rispetto alla lingua scritta, il cui apprendimento non si configura come un processo “tutto-o-nulla”. Non dobbiamo infatti dimenticare che i bambini, ben prima dell’ingresso a scuola, sono quotidianamente esposti alla lingua scritta – per esempio vedono e ascoltano i propri familiari leggere - e mostrano una normale curiosità verso il mondo delle lettere e delle parole. 

Tuttavia, è solo con l’ingresso alla scuola primaria che inizia l’insegnamento formalizzato e sistematico di tali competenze. La prima fase dell’apprendimento della lettura sarà dedicato alla conversione corretta dei segni (singoli fonemi o sillabe) in suoni e alla loro fusione per formare le parole. 

Solo successivamente, quando il processo di conversione sarà sufficientemente automatizzato, il bambino inizierà a utilizzare un approccio “lessicale” nella lettura, ossia, riuscirà ad anticipare le parole che sta leggendo, senza dover convertire ogni singolo segno in suono, basandosi sulle sue conoscenze pregresse e sul contesto in cui la parola si colloca.
 
Pur tenendo presente l’ampia variabilità interindividuale nei tempi di acquisizione della lettura nelle prime fasi, la maggior parte dei bambini al termine del primo anno di scuola primaria è in grado di leggere in autonomia un breve brano di una pagina in modo sufficientemente corretto da consentirne la comprensione e, nel corso del secondo anno, raggiunge una discreta fluidità.

Le difficoltà di lettura: cosa sono e come si manifestano

Nel processo di apprendimento della lettura i bambini possono manifestare delle difficoltà. Per alcuni infatti imparare a leggere rappresenta una vera e propria sfida e nei loro insegnanti e genitori può sorgere il dubbio che ci siano delle difficoltà, oppure che il bambino non si stia impegnando o non sia abbastanza motivato.
 
La difficoltà di lettura si può manifestare come lentezza e scorrettezza: può rimane per un lungo periodo poco fluida, stentata, faticosa, scorretta. Il bambino, ancora concentrato sul processo di decodifica, può non riuscire a comprendere quanto da lui stesso letto, per mancanza di “energie” residue da dedicare appunto alla comprensione.
 
Quando velocità e correttezza in lettura si collocano al di sotto di una certa soglia, chiamata cut-off clinico, possiamo trovarci di fronte a un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, o meglio, nel caso della lettura, a una dislessia evolutiva, ossia una difficoltà specifica nel processo di automatizzazione della lettura, a fronte di un’intelligenza nella norma e di adeguate possibilità di apprendimento.

Il potenziamento della lettura

L’evoluzione spontanea della lettura di un bambino con dislessia evolutiva è molto più lenta rispetto a quella dei coetanei senza questo tipo di difficoltà.
 
Così, nel corso degli anni di scuola primaria, può accadere che il divario fra la competenza di lettura dei bambini con dislessia e quella dei loro coetanei senza difficoltà si apra “a forbice”, con ripercussioni notevoli su tutti gli apprendimenti scolastici (si pensi al maggiore affaticamento durante lo studio).
 
Tuttavia, il processo di apprendimento della lettura nei bambini dislessici, attraverso training specifici e personalizzati, può migliorare più velocemente rispetto a quello che si osserva nell’evoluzione spontanea.

Training di potenziamento in caso di dislessia: come agisce

Nei casi in cui la difficoltà venga rilevata molto precocemente, per esempio nel corso del primo anno di scuola primaria e prima che il bambino abbia raggiunto una velocità di almeno una sillaba al secondo, il training di potenziamento verterà sui processi alla base della lettura stessa - come la consapevolezza fonologica, ossia la capacità di identificare, discriminare e manipolare i suoni contenuti nelle parole - e sull’automatizzazione del riconoscimento di parti delle parole, come le sillabe, i prefissi ed i suffissi (trattamento sublessicale).
 
In fase più avanzata, quando il bambino con difficoltà di lettura ha raggiunto una velocità di almeno una sillaba al secondo e un’adeguata correttezza, sarà possibile impostare un training mirato a stimolare un approccio lessicale in lettura, che consenta al bambino di procedere più velocemente e con minore affaticamento.
 
Importante fattore nella riuscita dei training di potenziamento sarà il lavoro di rete, fra il clinico di riferimento, il bambino con dislessia, i suoi genitori e gli insegnanti.
 
I genitori soprattutto avranno un ruolo attivo nel training: è infatti dimostrato che lavorare quotidianamente, per tempi brevi (circa 15-20 minuti) a casa con esercizi impostati in sede ambulatoriale, ha maggiori effetti sulla lettura rispetto al solo lavoro ambulatoriale (anche se frequente, ad esempio con cadenza bisettimanale).
 
Alla luce di questi importanti evidenze empiriche, da alcuni anni sono stati creati e sono in commercio software che consentono l’allenamento della lettura a casa, con monitoraggio da parte di un terapista esperto attraverso piattaforma on-line (si veda ad esempio “Reading Trainer” prodotto da Anastasis).

Effetti del potenziamento nelle difficoltà di lettura

Oltre a migliorare la velocità e la correttezza della lettura, i training di potenziamento attivati in caso di dislessia hanno un altro fondamentale obiettivo: migliorare il benessere percepito dal bambino e dalla sua famiglia rispetto all’esperienza scolastica.
 
Non bisogna infatti dimenticare che una difficoltà di lettura, oltre ad avere effetti a cascata su tutti gli apprendimenti scolastici perché la lettura è trasversale a tutte le materie, può portare a importanti conseguenze anche in ambito emotivo e comportamentale.

I bambini con difficoltà di lettura possono infatti vivere la frustrazione quotidiana di non riuscire a far pienamente fronte alle richieste scolastiche, sperimentando, nonostante l’impegno, numerosi fallimenti.
 
Recentemente il Centro per l’Età Evolutiva ha condotto una ricerca proprio sugli effetti dei training di lettura sul benessere scolastico (“Allenare la lettura migliora lettura… e il benessere scolastico?”, in stampa sulla rivista Psicologia Clinica dello Sviluppo), dimostrando come gli interventi di rete che integrino il lavoro neuropsicologico con il supporto a genitori e insegnanti, oltre a portare miglioramenti nella performance di lettura dei bambini, riescano a modificare in positivo anche il benessere dei genitori.
 
Capire meglio le difficoltà del proprio figlio permette infatti ai genitori di sentirsi più efficaci rispetto alle loro stesse possibilità di aiuto e consente una corretta interpretazione di quanto osservato: il bambino non è pigro, non è meno intelligente, ma fatica in un aspetto specifico degli apprendimenti scolastici, cioè l’automatizzazione della lettura.
 
Il Centro per l’età Evolutiva, oltre a effettuare valutazioni e diagnosi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) in quanto équipe accreditata, conduce training di potenziamento individuali per bambini e ragazzi con difficoltà di lettura.